Pier Paolo Pasolini

 

Lo scorso 2 novembre era il trentacinquesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini: un tragico, truculento  e misterioso assasinio, forse un’esecuzione, di cui ancora non conosciamo i contorni: mandanti, moventi, esecutori materiali (al di là dell’unico reo confesso, Pino Pelosi, che però ha avuto un ruolo minore nella vicenda, ha taciuto per anni su quel che sapeva ed ultimamente sta facendo filtrare rivelazioni a rate).

Per chi volesse farsi un’idea su questo delitto, consiglio il meraviglioso film di Marco Tullio Giordana: “Pasolini, un delitto italiano”  e soprattutto il libro omonimo che raccoglie tutti i documenti e racconta l’intensa attività di ricerca che è stata alla base del film.

Mi aspettavo che in questa ricorrenza fosse dato più spazio alla memoria di Pasolini, ma ovviamente oggi sono i giorni frenetici del Ruby-gate, della ventilata crisi di governo e delle ineffabili parole del nostro Primo Ministro: “Meglio appassionati di belle donne che gay“.

Non ci poteva essere migliore dichiarazione nell’anniversario della morte di Pasolini, poeta dichiaratamente omosessuale.

Ma Pasolini non era un “poeta-omosessuale“, né è stato ucciso per la sua omosessualità (come sbrigativamente si voleva archiviare il caso: “sono cose di froci” diceva il funzionario della questura  nel film di Giordana): Pasolini era un grande uomo punto e basta. Poeta graffiante e sublime, intellettuale eclettico,  si è impegnato con costanza e con estremo acume  nella denuncia di tutti i mali che vedeva nella politica e nella società italiane. Una figura di “intellettuale impegnato” che oggi raramente incontriamo, eppure ce ne sarebbe così tanto bisogno!

Se Pasolini fosse vivo oggi, non oso immaginare cosa direbbe. Ma forse lo so già: quando parlava del fascismo e dell’oscenità del potere, quando diceva che la televisione è un mezzo profondamente antidemocratico, quando denunciava la distruzione di tutti i valori della nostra cultura, rimpiazzata dall’etica del consumismo, tentava di metterci in guardia contro un processo di degradazione umana e sociale che, iniziato col boom economico degli anni ’60, sta dando i suoi tristi frutti oggi. Un intuizione sconfinante nella preveggenza.

Mi rendo conto di aver già scritto tanto, ma questo mio post voleva essere solamente un piccolo tributo alla memoria di un punto di riferimento per me molto importante. Dichiaro il mio timore reverenziale e la mia inadeguatezza a descrivere la vita e l’opera di questo gigante della cultura italiana del ‘900: per chi volesse documentarsi consiglio il bellissimo sito pasolini.net, che è una vera e propria enciclopedia online su Pasolini.

 

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