Chi siamo: la radice storica

Civitella del Tronto - Fortezza
Image by gengish via Flickr

Eccoci alla seconda puntata di questa mia lunga riflessione per capire chi siamo noi Italiani e da dove provengono i nostri comportamenti e, in definitiva, i nostri problemi.

Avevo concluso la prima puntata dicendo che a mio parere bisogna individuare una componente storica, oserei dire millenaria, atavica, ed una componente moderna, ovvero l’imbarbarimento che abbiamo vissuto a partire dagli anni del boom economico. In questa puntata mi occupero’ della “radice storica“.

Senza voler fare un trattato di storia, voglio piuttosto elencare alcuni punti a mio avviso importanti per l’influenza che hanno avuto sulla formazione del nostro carattere.

Se partiamo dalla storia della Roma repubblicana, e’ impressionante vedere come tutte le fattispecie di corruzione negli affari pubblici fossero presenti gia’ allora. Un istituto ampiamente praticato e formalizzato era il clientelismo, ovvero la sottomissione da parte dei piu’ poveri ad un patrono ricco e potente in cambio di cibo, soldi e protezione (dobbiamo considerarlo un sistema di coesione sociale oppure una forma arcaica di mafia?).

Andando al Medioevo e guardando la storia dei papi troviamo il fenomeno del nepotismo,  ovvero l’usanza di nominare parenti nelle importanti posizioni cardinalizie: il nepotismo era una prassi consolidata e quasi istituzionalizzata. Parlando della Chiesa e dell’enorme influenza culturale che ha avuto sui cattolicissimi italiani (a partire dallo Stato Pontificio, ma anche oltre), non possiamo non evidenziare il carico di stridente ipocrisia di questa istituzione nel corso dei secoli: il clero predicava la poverta’, ma viveva nell’opulenza e nello sfarzo, imponeva la castita’ e la penitenza, ma si concedeva tutti gli svaghi sessuali senza ritegno. E’ evidente che un esempio del genere ha insegnato che le regole sono solo una facciata e che in realta’ si puo’ fare tutto quel che si vuole.

Le contraddizioni della Chiesa romana furono alla base dello scisma luterano, portatore di un etica molto piu’ rigida e di una maggiore indipendenza individuale: tutte caratteristiche che ritroviamo oggi nelle popolazioni dell’Europa del nord.

E, a proposito di indipendenza, il protestantesimo ha incoraggiato l’apprendimento e la diffusione della lettura tra i suoi fedeli, in quanto era importante che questi potessero attingere direttamente alle sacre scritture e potessero interpretarle libermente. Al contrario, per la chiesa cattolica, specialmente durante la controriforma, l’istruzione doveva essere appannaggio del clero e la diffusione della cultura tra il popolo era considerato un sedizioso pericolo. Non a caso ancora oggi gli Italiani sono agli ultimi posti in Europa per la propensione alla lettura di libri, giornali*, o per l’ascolto di musica.

(* notare come tutti i paesi a maggioranza cattolica -Italia, Francia, Irlanda, Belgio, Spagna, Portogallo- si trovino insieme agli ultimi posti della classifica europea.)

Ma anche senza soffermarsi sulle degenerazioni del mondo cattolico, alcune genuine basi culturali del cattolicesimo sono state portatrici di tanti problemi e sofferenze: per esempio l’etica del perdono tramite la confessione e’ stata distorta nella prassi dell’impunità e dell’irresponsabilità. La sessuofobia e il ruolo subalterno assegnato alla donna hanno creato una societa’ maschilista, piena di diseguaglianze, di repressione e sopraffazione (questa pero’ non e’ un’esclusiva italiana). Senza parlare della demonizzazione dell’omosessualità, condannata come un peccato contro la natura…

L’idea che non siamo padroni delle nostre scelte, dei nostri comportamenti e nemmeno dei nostri corpi ha indotto da una parte a una frustrata rassegnazione e dall’altra, paradossalmente, ad una infantile irresponsabilita’. Ma non voglio dilungarmi in disquisizioni filosofiche…

L’Italia e’ stata anche la terra di divisioni, di guelfi e ghibellini, di battaglie tra i comuni vicini, di campanilismo. E si puo’ vedere bene quanto questo spirito di fazione sia forte ancora oggi se pensiamo alle contrapposizioni violente tra tifosi di diverse squadre di calcio, tra seguaci di diversi partiti o, a volte, tra abitanti di paesi limitrofi.

Al roseo panorama descritto fin’ora dobbiamo aggiungere un altro elemento: la dominazione straniera. Gli Italiani sono stati sotto il giogo di un oppressore straniero per buona parte della loro storia: Eruli, Ostrogoti, Bizantini, Longobardi, Franchi, Normanni, Angioini, Aragonesi, Austriaci (e piu’ recentemente Tedeschi e Americani…).

E’ normale che dopo secoli di dominazioni gli italiani considerino istintivamente lo Stato come un oppressore e un nemico. Attenzione pero’: lo Stato non e’ un nemico da combattere apertamente (come farebbe un popolo di orgogliosi guerrieri), ma piuttosto da “fregare“, truffare, irridere. Arte nella quale siamo maestri. A tal punto che in Italia, per un inconfessabile codice morale (che ultimamente sta diventando sempre piu’ palese), chi segue scrupolosamente le regole e’ considerato un fesso mentre il “dritto” e’ colui che sa trovare le scorciatoie, che ha le giuste amicizie, che si fa gli affari suoi senza farsi scoprire.

Questo stato di perenne subalternita’, con il suo contorno di servilismi, di passioni ostentate, e di peripezie di voltagabbana, fu magistralmente descritto da Pasolini nella sua poesia “La Guinea“, i cui versi non mi stanchero’ mai di citare:

[…]
L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza

gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

[…]
(Da: “La Guinea”, Poesia in forma di rosa, in “Bestemmia”, volume primo, Garzanti, Milano 1993)

Veniamo agli ultimi punti. Sottostante tutta la nostra vicenda storica vi e’ un dato che ci accomuna alle altre popolazioni del Mediterraeo: l’importanza della famiglia, del clan. Un dato talmente forte e incontrovertibile che non devo spendere nemmeno una parola per convincere qualsiasi lettore Italiano.  Cio’ che arcaicamente era un valore da difendere, nella logica dello Stato moderno, percepito come Stato-nemico, e’ diventato un fardello di una miopia suicida: io “frego” lo Stato per favorire la mia famiglia… Che geniale pensata!!

Come puo’ tenersi insieme una societa’ dove tutti cercano di “fregare” gli altri per favorire se stessi e le proprie famiglie??

Ultima cosa: l’influenza dell’ambiente.

Questo potra’ sembrare pretestuoso, ma io penso che la soavita’ del clima e le bellezze naturali del paesaggio italiano abbiano influenzato il nostro carattere rendendoci piu’ rilassati, piu’ inclini al compromesso, piu’ amanti della convivialita’ spensierata. Il tutto ovviamente a scapito del senso del dovere e della ottemperanza alle regole.

Pensiamo a una situazione diametralmente opposta: se vivessimo in una landa desolata, spazzata dal vento e coperta di neve, la nostra sopravvivenza e quella del nostro gruppo dipenderebbero dal nostro lavoro e dalla stretta osservanza di alcune regole. Se dobbiamo raccogliere della legna, questo e’ un dovere ineludibile; se le provviste sono limitate, non posso assolutamente mangiare piu’ della razione che ci e’ stata assegnata. Una condizione del genere alla lunga modifica profondamente codici morali e comportamenti.

Ma questo mi porta troppo lontano: e’ meglio che mi fermi qui’…

Nella prossima puntata mi occupero’ dell’involuzione della societa’ italiana dagli anni del boom economico in poi. Parleremo di consumismo, speculazione edilizia, abbandono delle campagne, cambiamento dei modelli e del linguaggio.

– fine seconda puntata –

[A proposito di storia, molto interessante e’ questo intervento di Roberto Scarpinato alla conferenza di presentazione del libro “Ad personam” di Marco Travaglio, tenuta il 22 Marzo 2010 a Roma (in particolare, i minuti da 1:01:00 a 1:20:00 del video). Ripercorre la recente storia d’Italia contrapponendo il contributo di ristrette élites illuminate all’inerzia delle masse popolari, ancorate a schemi padronali feudali.]

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