Ma io continuo a vergognarmi

Giubilo e soddisfazione per le dimissioni di Berlusconi… Ovviamente anch’io sono contento per questo evento politico, chi mi conosce e mi legge non può dubitarne.     

Ma ci sono alcune analisi e interpretazioni di questa vicenda che non condivido.

Primo: la soddisfazione di chi dice che le battaglie popolari, le pressioni dal basso, da un lato, e le manovre parlamentari dall’altro, hanno portato (o almeno contribuito) alle dimissioni di Berlusconi.

Purtroppo non credo che sia andata così. Il nostro personaggio ha dimostrato di essere totalmente insensibile a qualunque istanza vada contro i propri interessi: era disposto a mandare in malora l’economia Italiana, e di conseguenza l’intera economia Europea, pur di accaparrare un altro minuto di sopravvivenza politica, e con esso ulteriori vantaggi per se stesso e per le proprie aziende. Quindi credo che l’unica cosa che possa averlo convinto a dimettersi siano state pressioni da parte di organismi nazionali o sovranazionali più forti di lui, o al massimo, di nuovo, i propri interessi (vedi l’andamento delle sue aziende in borsa).

Secondo: la tematica del riscatto.

Si dice: “Finalmente abbiamo dimostrato che c’è un’Italia migliore e torneremo a essere un Paese normale”. Dove per “normale” s’intende: rispettabile, affidabile, rispettoso della propria Costituzione e del diritto internazionale, i cui rappresentanti siano persone serie (o almeno, presentabili), in cui la libertà di stampa sia rispettata e la presenza femminile in politica e nell’economia si avvicini ai livelli Europei, le discriminazioni diminuite e il rispetto dei diritti umani garantito (vedi alle voci: immigrati; carcerati; Rom; omosessuali; malati terminali; fecondazione assistita; aborto farmacologico). Mettiamoci anche: un Paese in cui sia netta la separazione fra Stato e Chiesa, in cui le regole siano uguali per tutti e non ci siano trattamenti di favore per nessuno.

Mi sembra che ce ne sia ancora molta di strada da fare, e purtroppo fino ad oggi non ho visto molti segni di una volontà di percorrerla, fatti salvi i lodevoli sforzi di un’agguerrita minoranza giovanile-internettiana, che si raduna e si riconosce nel Fatto Quotidiano, nel Movimento cinque stelle, nel neonato Servizio Pubblico di Michele Santoro, o in altre organizzazioni dal basso. Sotto sotto, un po’ di speranza la ripongo in questo spicchio di società, ma bisogna stare attenti perché nessuno è immune da critiche e non bisogna cadere nell’errore della tifoseria per partito preso.

Ma andiamo avanti.

La classe dirigente.

Per quanto riguarda la classe dirigente, c’è un tema che nessuno ha mai voluto affrontare nel nostro Paese: Marco Travaglio la chiama ‘epurazione’. Ovviamente non cruenta: se volete, possiamo chiamarlo rinnovamento, ma il concetto non cambia. Non sto parlando di ‘ricambio’, che è una cosa fisiologica e graduale, ma della sostituzione di TUTTI quei dirigenti che hanno ottenuto il loro ruolo grazie a scambi di favori, passaggi di denaro, ricompense per servigi resi al potente di turno. Ma anche tutti quelli che, pur competenti nei loro ruoli, hanno chiuso un occhio di fronte allo scempio della Costituzione, coloro che hanno votato leggi vergogna, coloro che si sono astenuti, mantenendo un piede in due staffe, devono essere messi di fronte alle loro responsabilità e allontanati dalla Cosa Pubblica. Questa pulizia non è stata fatta alla caduta del fascismo, né è stata fatta alla caduta della Prima Repubblica. E non perché il nostro carattere nazionale sia il “volemose bene”, ma per precisi interessi di una casta che non può mangiare se stessa. E così come non si è fatta pulizia dei quadri dirigenti, non si è mai fatta un’approfondita riflessione politica e sociologica sul fascismo o sulla Prima Repubblica, ma si è preferito stendere una coperta d’oblio su tutto e ci si è ostinati a ripetere il mantra rassicurante, quanto ingannevole: “Italiani, brava gente”.

Per ultimo: la società.

Questo per me è il punto nodale, ed anche il motivo del mio pessimismo.

Se anche riuscissimo a rinnovare completamente la nostra classe dirigente, ben più arduo, se non impossibile, sarebbe il compito di riformare la nostra società, emendandola dai suoi mali, o almeno migliorandola. Già solo lo scriverlo mi fa sentire un pazzo invasato che sogna roghi da Santa Inquisizione. Ma cosa possiamo sperare, cosa possiamo ragionevolmente prevedere per il futuro di una società in cui le regole sono un optional, l’illegalità è diffusa, le tasse vengono in gran parte evase, i valori sono stati scambiati col benessere, la coesione sociale è svanita, il servilismo e il meretricio sono stati eretti a modello comportamentale, l’ignoranza e l’involgarimento galoppano?

Come ho già detto altrove, Berlusconi è un sintomo della nostra malattia, non la causa. E, come in medicina, una cosa è curare i sintomi: ben più difficile è eliminare le cause.

E io, da lontano, continuo a vergognarmi.

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3 responses to “Ma io continuo a vergognarmi

  1. Sono totalmente daccordo

    • pasquinando

      Ciao Marco, anch’io sono daccordo con il tuo post sulla necessità di fare piazza pulita. Ma, come hai appena letto, non credo questo che basti, né ci assolva come società.
      A presto.

  2. Sono pienamente d’accordo con te sulla conclusione che è necessario eliminare le cause che hanno permesso al berlusconismo di insediarsi, di determinare i nostri non-valori, di farci credere che la società premia i belli, quelli che si presentano bene e che non puzzano di aglio…
    Io che sono cresciuta in un ambiente democristiano (il Veneto – a Padova solo negli anni 70 la provincia ha perso la maggioranza assoluta DC), il berlusconismo si è presentato come un bubbone creato dalle terminazioni nervose della DC più retriva; ad aggravare la situazione una Lega che ha iniziato prendendosela con i meridionali, poi con tutti i dipendenti pubblici e infine ha espresso il massimo di se stessa contro gli immigrati…
    Non è più tempo di pensare al passato, è andata tristemente male. Tutte le lotte fatte dalla mia generazione per portare un pò di giustizia e di equità sociale alle persone che vivono lavorando sono franate rovinosamente: tutti i diritti faticosamente conquistati stanno per essere violentemente depennati.
    Io, a differenza di te, non ho nessuna fiducia sul movimento cinque stelle perchè sembra creato esclusivamente per coltivare il consenso attraverso un leader (io non ne posso più di leaderismi!), come pure, pur riconoscendogli un’accattivante e piacevole capacità di comunicare, anche la SEL con Vendola soffre di leaderismo; altri esempi sono Di Pietro, Casini … (mi fermo qui perchè la lista negli ultimi 5 anni è diventata lunghissima – della serie “meglio essere il numero uno di pochi che il numero due di molti”); partiti che fanno riferimento a un leader, secondo me, non potranno portare miglioramenti alla nostra società perchè sono l’antitesi di un lavoro di èquipe al quale io ancora credo fermamente.
    La domanda che mi pongo è: sono ancora necessari i partiti? Io credo proprio di si ma è decisamente difficile addentrarsi in una loro definizione: se dico “con persone responsabili” mi viene in mente Scilipoti e la frase mi sembra una barzelletta: ci hanno anche rubato il linguaggio…
    L’altra domanda che mi pongo è: sono necessari gli imprenditori? Risponderei di si ma gli imprenditori che abbiamo visto in Italia negli ultimi 20 anni non sono imprenditori, sono degli arraffoni… nelle loro aziende spesso esiste un ufficio che studia esclusivamente come si fa ad avere sovvenzioni dallo stato (e questo con l’imprenditoria non ha nulla da spartire…)
    Ancora: servono le banche? Servirebbero se il loro compito principale fosse l’erogazione del credito in modo da finanziare le attività con grandi idee di innovazione economica, ma attualmente il credito viene usato per strozzare le potenzialità economiche o per “rubare” soldi ai cittadini ingenui (vedi il ruolo delle banche con i titoli cirio, parmalat, L&B ecc.).
    Mi fermo qui ma prometto che continuerò a riflettere.
    Anna

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