Stanno strangolando Wikileaks

Wikileaks sta per chiudere.  Non ci sono altri modi per dirlo. Ha rotto i coglioni ai governi di mezzo mondo e i potenti si sono vendicati da vigliacchi, tagliando illegalmente tutte le fonti di donazioni online: Visa, MasterCard, PayPal, Western Union, Bank of America (trovate ulteriori dettagli in questo post di Ludovica Amici).

Ci sono altri metodi per sostenere Wikileaks, come i bonifici o gli assegni (qui trovate i dettagli), ma sono talmente scomodi  che nessuno li utilizza. Ecco perché il blocco dei trasferimenti online verso Wikileaks è risultato in una riduzione del 95% delle sue entrate. Ma ricordiamoci che il mondo è cambiato grazie a internet: Facebook e Twitter hanno accompagnato le rivoluzioni nel Nord Africa; utenti di tutto il mondo si possono unire per fare pressione su governi, raccogliere fondi, organizzare eventi. Siamo in un momento della storia nel quale abbiamo davvero la possibiltà di rovesciare la piramide dei rapporti di forza e dimostrare che il parere favorevole di una  maggioranza di cittadini (75% nel caso di Wikileaks!) conta di più delle decisioni di pochi  capi di governo. Per cui diamoci da fare e inventiamoci anche vie alternative per non lasciarci imbavagliare (io per esempio vivo in Australia: potrei fungere da tramite attraverso il mio conto Australiano; sono sicuro che se ci pensiamo possiamo inventarci qualcosa che funzioni).

L’altra manovra per azzittire Wikileaks, quella di colpire personalmente il fondatore Julian Assange tramite una pretestuosa accusa di strupro, sta giungendo a compimento in questi giorni, grazie alla sentenza della Corte d’Appello Britannica che ha autorizzato l’estradizione di Assange in Svezia. (Qui trovate la notiza e relativo commento di Ludovica Amici).  In realtà l’obbiettivo finale è portare Assange sotto la giurisdizione degli Stati Uniti, dove  rischia seriamente di essere condannato a morte o di essere sbattuto a marcire a Guantanamo. Ogni commento mi sembra superfluo.

Se volete sapere di più, qui sotto trovate il link ad una pagina dedicata a questo caso: http://www.swedenversusassange.com/

Come è di moda dire ultimamente: indignamoci! E poi organizziamoci per reagire.

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