C’è qualcosa di immondo…

Riprendo dal blog di Iside Gjergji una citazione di Luigi Pintor:
«C’è qualcosa di immondo, di veramente immondo, nelle grida che ogni giorno e in ogni circostanza e da ogni pulpito vengono lanciate contro l’immigrazione di ogni colore e provenienza. C’è una vera e propria gara tra i governanti di oggi e quelli di domani a chi tambureggia più forte. Suonano i loro corni come in una partita di caccia alla volpe e tutti indossano stivali da campagna elettorale. Cercano e trovano le parole più truci, quelle più adatte a fare di un problema una piaga e ad accrescere il terror panico. Il presidente della Repubblica erige “muri”. Il cortese Veltroni usa la “mano dura”. Il padano Pagliarini si congratula anche se ancora non si spara in alto mare contro i clandestini. Il catanese Bianco vuole “fare di più”. Il socialista Amato dice che l’immigrazione produce fascismo: eccolo qua il fascismo, sotto i nostri occhi e dentro i nostri timpani.

Si parla di immigrazione clandestina, beninteso, perché l’extracomunitario in regola con le impronte viene invece accolto fraternamente nei recinti di filo spinato, nelle aziende nere del nord-est e nei campi rossi di pomodori del sud-ovest, nei quartieri residenziali dove porta a spasso il cagnetto comunitario. Purché stiano entrambi a quindici metri di distanza dai luoghi di culto. […] Ogni mattina ognuno di noi comunitari, quando si alza dal letto per affrontare le durezze dell’esistenza, dovrebbe ringraziare il suo dio per essere nato da queste parti. Alla domanda rituale “come stai?” puoi rispondere tranquillamente “benissimo, non sono un immigrato”. Anche se hai il cancro. […] Sì, c’è qualcosa di immondo in Danimarca»

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