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Sono rimasto senza parole

Ebbene sì, è successo: sono rimasto senza parole…

Tornato dal mio viaggio in India (di cui parlerò in un altro post), ho riacceso il computer e sono rimasto sopraffatto dalle notizie provenienti dall’Italia: centinaia di pagine di intercettazioni; interviste; aggressioni e minacce ai pm; menzogne sfacciate; pressioni ed interventi a gamba tesa per censurare trasmissioni televisive; un nuovo conflitto di attribuzione sollevato con sprezzo del ridicolo… in una parola: il Ruby-gate.

Al di là della ormai patetica figura del nostro dittatore di Arcore (del quale, continuo a pensare che sia mille e mille volte più grave la sospettata collusione con la mafia), emerge dai documenti investigativi un quadro desolante di una parte della nostra società (una parte forse non minoritaria).

Siamo un Paese di “veline” e maschi arrapati??

La domanda è in parte retorica e in parte reale: lo siamo davvero…??
Ho paura che la risposta sia: sì, sempre di più.

Caterina Soffici sul Fatto Quotidiano di oggi, nel suo articolo a pagina 3: “Il modello di Arcore? Basterebbe un ceffone” si fa la stessa domanda (il testo integrale è riportato in fondo): “Le donne italiane si sono tutte “arcorinizzate”?  Ecco il punto. Le donne italiane hanno smesso di dare ceffoni (a chi le importuna, ndr.)“, quei ceffoni che le riporterebbero da una “posizione orizzontale” ad una “posizione verticale” (per una argomentazione più approfondita rimando al suddetto articolo).

Vai all’esame un po’ scollata“. Questo consiglio raccontatomi da una mia amica ai tempi dell’università riassume bene ciò di cui stiamo parlando.

Ci sarebbe tanto e tanto da dire, da analizzare, da capire: fattori psicologici; fattori sociali; modelli di riferimento; aspetti morali e aspetti penali; contesti culturali in cui certi comportamenti maturano.

Ma di fronte a tanta desolazione, ogni parola sembra inutile.

(“E come potevamo noi cantare […]?”)

 

IL MODELLO ARCORE? BASTEREBBE UN CEFFONE
di Caterina Soffici

Il problema non è solo Berlusconi. Il problema siamo noi, uomini ma soprattutto donne italiane. Certo, Berlusconi ha fatto tutto il possibile, l’improbabile e anche l’impossibile per portare l’Italia ad assomigliare sempre più a una dittatura africana (scegliete voi se più modello Gheddafi o nipote di Mubarak), che a una moderna democrazia occidentale.    Sappiamo bene cosa ha fatto lui, ma noi cosa non abbiamo fatto? Il “puttanaio” raccontato dalle cronache di questi giorni non può   essere solo il risultato della mente malata e perversa di un vecchio porco che ama circondarsi di minorenni.    Tutto ciò ha origine altrove. Berlusconi incarna l’uomo italiano a cui le donne piacciono “orizzontali” e non solo fisicamente.    Gattine sulle ginocchia, senza personalità, obbedienti, sostanzialmente dei piacevoli oggetti. Noi pensiamo che l’Arcorina abiti solo nelle regge del sovrano, che sia una sorta di cortigiana, la moderna versione della ragazza che si infila nel letto del potente per ottenere qualcosa.    Ma guardatevi intorno, guardate   le foto che le adolescenti mettono su Facebook, guardate cosa si dicono e cosa dicono ai ragazzi della loro età e capirete che il modello è stato esportato ovunque. Grazie alla pubblicità, alla   televisione, alle varie mariedefilippi, ai tronisti, quel mondo di plastica è uscito dal video senza che noi ce ne rendessimo conto. E ora senti una quindicenne che non si stupisce se il compagno di classe la palpa durante la ricreazione: “Che male c’è?” ti risponde. E lui conferma: “Se non urla, non è mica violenza”.    PER LORO finché una non urla non è violenza. Basterebbe un bel ceffone per rimetterlo a posto e insegnargli quali sono i limiti. Un ceffone che da “orizzontale” rimette quella ragazza in posizione verticale. Ma il problema è che le ragazzine quali sono i limiti non li conoscono più. È tutto lecito, è tutto permesso, non sanno più proteggere il proprio corpo e di conseguenza la propria dignità.    Le donne italiane si sono tutte “arcorinizzate”?    Ecco il punto. Le donne italiane hanno smesso di dare ceffoni. Se i numeri dicono che il Ruby gate   non ha scalfito la popolarità di Berlusconi nei sondaggi, uno dei motivi è proprio questo.    E mi spiego meglio con un esempio. Due giorni fa a Londra due famosissimi giornalisti sportivi di Sky (gente da 600 mila euro di stipendio l’anno, per intendersi) sono stati licenziati in tronco per sessismo. Cosa avevano detto di così terribile? Pensando di essere fuori onda avevano commentato lo sventolio di una guardalinee: “Le donne non conoscono neppure le regole del fuorigioco”. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’ultima di una serie di battutine (“qualcuno finirà per eccitarsi”, “è una gran gnocca”) anche rivolte a colleghe. Frasi sessiste ritenute inaccettabili e imperdonabili dai vertici dell’emittente, anche in seguito alle numerose proteste degli utenti (principalmente dalle donne) che si sono sentiti offesi dalla mentalità discriminatoria e umiliati dal pregiudizio sessista. Sembra di stare su un altro pianeta, non a due ore di volo di distanza.   I giornali hanno preso la cosa molto sul serio e ieri L’Independent pubblicava addirittura una guida per riconoscere quando una donna può reclamare di essere oggetto di discriminazione sessuale. Se uno fa apprezzamenti sul vestito di una collega è discriminazione sessuale? Sì, ma dipende dalla gravità. Un gruppo di colleghi va al pub e dopo qualche bicchiere fa apprezzamenti su una collega, non presente, alla quale vengono poi riportate le frasi, lei può fare causa alla company   per molestie? Sì. Lo specchietto continua con le varie casistiche e insegna alle donne inglesi come dare ceffoni (metaforici e giuridici).    Quindi donne, va bene scendere in piazza il 13 febbraio, firmiamo pure gli appelli per la dignità delle italiane, manifestiamo, ma prima di tutto agiamo con i ceffoni nella vita di tutti i giorni. È il primo passo per riportare le donne in posizione verticale, per insegnare ai nostri figli che l’Italia non è solo il Paese delle Arcorine.

 

 

 

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4 responses to “Sono rimasto senza parole

  1. Ciao, bentornato!
    Sono anche io in partenza per l’india e tra le tante informazioni google mi ha segnalato il tuo blog, quindi mi piacerebbe chiederti alcune dritte.

    Se ti va di perdere un po di tempo, irongiulio@gmail.com

    mi faresti un gran favore,
    Grazie
    G.

    • Ciao Giulio,
      senz’altro mi fara’ piacere darti un po’ di dritte sull’India, per quello che posso.
      Ti contattero’ tramite email.

      Lorenzo.

  2. Io credo che faccia comodo rappresentare la nostra società in quel modo…le veline, i maschi arrapati sono tutti modi per deviare l’attenzione delle persone che, soprattutto in Italia, sono sempre più agguerrite per far valere i valori morali ma sempre meno disposte ad occuparsi di politica vera…
    In questo modo il nostro amato presidente,ma anche l’opposizione potranno sollazzare nei gossip senza preoccuparsi troppo di governare un Paese che va sempre più a rotoli..

    Ti auguro una serena notte!
    Sabina

    • Ciao Sabina, innazitutto ti ringrazio per il tuo commento:
      ovviamente il rappresentare la nostra società come fatta solo di “veline” e “maschi arrapati” era una provocazione, un espediente retorico, che però indicava un problema reale (o forse solo una paura di un problema reale). Sono daccordo con te quando dici che queste vicende spostano l’attenzione da problemi molto più seri (un Paese che va a rotoli) verso argomenti di gossip. Ma non sono così sicuro che il “dittatore” si stia sollazzando in questo momento, visto che il suo indice di gradimento è precipitato al 28% e la sua maggioranza si sta sfaldando proprio a causa di questo scandalo.

      So bene che in Italia ci sono tante persone agguerrite per difendere un’idea comune fatta di etica, diritti, dignità e solidarietà. Ma mi sconvolge l’idea che un numero maggiore di persone non SAPPIA nemmeno cosa siano “etica, dignita’, diritti, solidarieta'”. Come si fa a comunicare?? Per cui, ti assicuro, il tema “veline/maschi arrapati” per me non e’ una rappresentazione di comodo, ma un motivo di profonda tristezza.

      Lorenzo.

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