Una serata qualsiasi

Niente (come direbbe Wil).

L’altra sera vado ad un ristorante indiano con alcuni amici. Ambiente gradevole, musica ricercata, colori accesi, luci soffuse. Ai tavoli,  qualche coppietta silenziosa, oppure gruppi di amici o colleghi di lavoro. Una serata qualsiasi, per l’appunto, con quella voglia di spensieratezza e di allegria che il buon cibo e la buona compagnia ti possono promettere.

Mentre ero seduto al tavolo, una scena ha catturato la mia attenzione: due nuovi avventori (padre e figlio, immagino) entrano nel ristorante. Il padre è sulla sessantina, il figlio sui quaranta. Ciò che rende quella coppia difficile da non notare è che il figlio è paraplegico-spastico: si muove su una sedia a rotelle elettrica alla quale le sue esili membra sono assicurate tramite fasce  che aiutano la postura. Ha difficoltà a controllare ogni suo movimento, dal succhiare l’acqua da una cannuccia al coordinare mascelle e  labbra per masticare il cibo.

Dico questo per far capire il grado di disabilità che questa persona doveva sopportare.

Ma ciò che mi ha colpito, e ciò che ho apprezzato, è che il padre ci ha tenuto a portare suo figlio al ristorante. Voglia di normalità, voglia di spensieratezza.

Innanzitutto ho notato la gentilezza con la quale il personale ha accolto i due: hanno spalancato la porta principale per facilitarne l’ingresso e gli hanno assicurato uno dei tavoli più facilmente accessibili. Poi ho notato la benevolenza con la quale gli altri clienti hanno fatto spazio alla nuova coppia e alle sue esigenze. Ma quello che mi ha incantato era la premura del padre che chiaccherava col figlio, lo imboccava, gli puliva la bocca, e a volte mangiava i rimasugli avanzati dalla bocca del figlio. Non potevo staccargli gli occhi di dosso. Per lunghi tratti sono stato assente dalla conversazione al mio tavolo, al limite della scortesia.

Ecco: per me quella scena è stata una sorta di rivelazione. I disabili non hanno bisogno solo di assistenza medica e forse non vogliono essere trattati con compassione: hanno un gran bisogno di normalità, di far parte della nostra vita, di uscire e divertirsi insieme a noi. Ed è bella una società che permette tutto questo, come ho visto fare l’altra sera.

Non ci avevo mai pensato prima, ed ora ho voluto condividere con voi questi pensieri.

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