Nani e ballerine

Si dà spesso del nano a Silvio Berlusconi. Voglio spiegare perché non dovremmo farlo.

 

La cronaca di questi giorni è così piena di argomenti meritevoli di attenzione, che si fa fatica a starvi dietro: l’invito a comparire a Silvio Berlusconi e figlio per rispondere di reati tributari; l’inchiesta di Report sull’acquisto da parte di B. di terreni e ville ad Antigua, tramite una società off-shore e tramite una banca sospettata di riciclaggio; il tentativo di censura preventiva di Ghedini e la successiva causa civile (attenzione: non una querela penale) per la Gabanelli; i duri scontri tra polizia e manifestanti contro la nuova discarica a Terzigno; l’ennesimo scandalo sessuale di papi Silvio, con anessa ipotesi di concussione (pressioni indebite sulla polizia da parte del presidente del consiglio per ottenere il rilascio della minorenne accusata di furto).

Poi c’è il rapporto 2010 di Freedom House sulla libertà di stampa  che ci vede ancora fra i paesi semi-liberi (siamo al 72 posto) e la classifica di Transparency  International sulla corruzione (67 posto, dopo Ghana, Samoa e Rwanda…).

Insomma c’è tanto di cui parlare e, onestamente, poco che non sia stato già detto.

E allora ho pensato di trattare un tema che mi frulla per la testa, sperando di fornire un nuovo spunto di riflessione sul quale i miei eventuali lettori si sentiranno pungolati.

Non mi piace che si dia del nano a Berlusconi.

Mi spiego: la satira è e deve essere libera, irriverente e anche brutale. La satira mette alla berlina i potenti, mischiando critica intelligente ad umorismo dozzinale. Fa spesso appello ai difetti fisici, che sono di facile presa e di sicuro effetto.

Però, però…

Io penso che giornalisticamente, anche volendo fare dell’ironia sul nostro bersaglio, non sia opportuno, né efficace usare il linguaggio proprio della satira. Berlusconi ha molti difetti da poter attaccare: ama inventarsi cazzate madornali, fa battute volgari e inappropriate in continuazione, colleziona figure di merda, è vanitoso, è megalomane, ha un modo di parlare buffo, e chi più ne ha più ne metta.

Di più: Berlusconi è ossessionato dalla sua immagine fisica e proprio per questo diventa un bersaglio ancora più facile per chi voglia attaccare la sua statura o la sua calvizie.

Ma usare con leggerezza la parola nano vuol dire che si è tutti daccordo su  di una cosa: essere nani o bassi è una cosa ridicola. Mi viene in mente la splendida canzone di De André: un giudice. Invito chi non la conoscesse ad ascoltarla attentamente.

Espressioni come “nano malefico” o “nani e ballerine” esprimono e rinforzano uno stereotipo antico e latente nella nostra società: i nani sono disprezzati e derisi, tutt’al più possono essere giullari o fenomeni da baraccone. (mi sembra superlfluo far notare che il nanismo sia una patologia grave e non certo una cosa da ridere, né tantomeno una scelta).

Ma c’è una ragione secondo me più importante per la quale dovremmo evitare di insistere sulle caratteristiche fisiche dei nostri avversari. Dire che Berlusconi è un nano, che Giuliano Ferrara è un ciccione o che Maurizio Gasparri è strabico è come ammettere di non avere altri argomenti per criticarli. Sono battute volgari che possono provocare addirittura una presa di distanze dei  nostri lettori/ascoltatori. Sono argomenti efficaci come dire che Rosy Bindi è  più bella che intelligente .

Io non sono certo uno che nega l’importanza della fisicità. Come tutti, io sono attratto dalla bellezza fisica e sono certamente in grado di riconoscere la bruttezza. Ma penso che non facciamo un favore a noi stessi se nel dibattito politico e culturale introduciamo categorie che appartengono ad altri ambiti. C’è il rischio di annacquare i nostri ragionamenti e le nostre invettive con del materiale scadente, delle armi spuntate.

Fin quando daremo così tanta importanza all’aspetto fisico dei nostri interlocutori, non potremo meravigliarci se un giornalista affermato come Bruno Vespa trovi del tutto naturale, nel presentare una giovane scrittrice, richiamare l’attenzione delle telecamere sul suo decolleté. (vedi il commento di Gad Lerner: “Bruno Vespa e la scrittrice velina“.)

Condivido l’indignazione per un tale comportamento, ma non ne sono affatto sorpreso.

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5 responses to “Nani e ballerine

  1. sono d’accordo. usare caratteri fisici per deridere è controproducente. anzi, è proprio riconoscendo il grado e la funzione dell’interlocutore che appare più evidente il gap col suo livello di vita. possiamo quindi tranquillamente affermare che il nostro presidente del consiglio è un uomo basso.

  2. Mi sembra un buon ragionamento quello del non soffermarsi sull’aspetto fisico di un “personaggio” indecente come il nostro Premier.
    Ammetto di aver usato anch’io tale espressione, ma d’ora in poi mi riprometto di non farlo più, perchè non ho considerato che chi è veramente affetto da Nanismo non può che sentirsi ancor più umiliato per l’accostamento ad un simile “figuro”, manco degno di considerazione, vista la sua “bassezza”…morale e non…

  3. Letto ora per la tua autosegnalazione sul blog di Metilparaben. Condivido in pieno e – girovagando sul tuo blog – ho apprezzato anche altri tuoi post: ottimo lavoro, molto intenso e riflessivo. Ti seguo, ciao!

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