Il premio Nobel e la Chiesa

Il Karolinska institutet ha assegnato il premio Nobel per la medicina a Robert G. Edwards, il padre della fecondazione assistita. È fuori discussione l’importanza di una scoperta scientifica che ha permesso la nascita di più di tre milioni di bambini dagli anni ’70, e sono convinto che la scelta di questo premio sia stata fatta sulla base di oggettivi meriti scientifici, ma la Chiesa ha interpretato questo premio come un deliberato affronto nei suoi confronti. Le argomentazioni usate da parte di diversi esponenti delle gerarchie ecclesiastiche per condannare tale scelta sono le più disparate, e francamente sarebbe tedioso per me ripeterle quì.

Proprio sul tema della fecondazione assistita, mi è capitato recentemente di entrare in polemica con un lettore, evidentemente schierato sulle posizioni del Vaticano. L’argomento che mi veniva opposto è il seguente: la Chiesa non fa altro che difendere ciò che ha stabilito la NATURA. Colgo l’occasione per rispondergli che la Chiesa nel passato si è opposta al progresso scientifico, salvo poi beneficiarne a posteriori. La scienza veniva considerata negativamente perché metteva in discussione il racconto della Bibbia e con esso il ruolo stesso della Chiesa. Copernico a Galileo sono stati avversati perché hanno tolto alla Terra la sua posizione centrale nell’universo; Darwin e la teoria dell’evoluzione hanno levato all’uomo la sua posizione privilegiata fra gli esseri viventi.

Certamente oggi l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della scienza è cambiato, ma resistono ancora alcune posizioni molto ostinate perché, analogamente a quanto accadde con Copernico e Darwin, oggi di nuovo viene messa in gioco un’IDEA fondante della visione cattolica. Posizioni che tendono a trascurare  sia evidenze scientifiche che valutazioni di fattibilità sociale e principi giuridici (tutte cose di cui invece le istituzioni democratiche devono tenere conto). Per esempio la contrarietà all’uso dei profilattici, che sono lo strumento più efficace per arginare la diffusione dell’AIDS, causa di milioni e milioni di morti solo in Africa.

Non nego l’esistenza di questioni etiche associate ad argomenti delicati come la manipolazione degli embrioni, l’aborto, o l’eutanasia. Ma credo  nella validità di alcuni princìpi fondamentali che possono essere d’aiuto nel dirimere i diversi casi particolari:

1) Uno Stato liberale non può imporre una etica pubblica, ma deve riconoscere ai suoi cittadini piena libertà etica e religiosa. Da quì deriva che lo Stato deve riconoscere ad ognuno la libertà di disporre del proprio corpo, ottenendo cure mediche  o rifiutandole quando desiderato.

2) La medicina deve aiutare le persone nel rispetto della loro autonomia e della loro dignità e non deve ingabbiarle in una condizione da esse non voluta.

A mio parere, uno Stato liberale non può che derivare le sue posizioni in materia di bioetica dai sopracitati princìpi. È da notare che questi stessi princìpi lasciano inalterata la facoltà di NON avvalersi di tali pratiche per chi non lo desiderasse.

Un ultima considerazione: la medicina stessa è un costante tentativo di opporsi  alla Natura!! Se lasciassimo fare alla Natura tornerebbero delle realtà non certo desiderabili, come un’elevata mortalità durante il parto e durante l’infanzia; senza antibiotici saremmo falcidiati dalle infezioni; senza la chirurgia moriremmo per un’infinità di malattie, dalle appendiciti ai tumori. Come si può invocare la Natura in un solo caso e non ricordare tutti gli altri casi in cui  la Natura è stata non dico sconfitta, ma almeno arginata?

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