Censura e democrazia

Ringrazio Massimo Fini per aver sollevato un tema così importante nella sua maniera provocatoria ed anticonformista nell’articolo “Liberi, davvero?“. Ritengo salutare e stimolante il confronto delle idee con persone non allineate al pensiero dominante e che non hanno timori reverenziali o partiti presi.

Gli risponderò citando il pensiero di Karl Popper. Popper era uno strenuo difensore dello Stato liberale e della “società aperta”. Ma nello stesso tempo si interrogava sul seguente paradosso: “Può una democrazia accettare al suo interno un partito anti-democratico?” Oppure: “Può una democrazia limitare la libertà di espressione nei propri mezzi d’informazione?”

Il paradosso è solo apparente: infatti non dobbiamo approcciare questo problema con stringente logica, come faremmo con un teorema di matematica, ma dobbiamo fermarci a riflettere su quale sia lo scopo delle istituzioni che abbiamo creato per regolare la nostra convivenza. Popper aveva vissuto l’esperienza sconvolgente della seconda guerra mondiale e per questo aveva ben presente che lo scopo più importante è quello di evitare la violenza, la dittatura e ogni forma di discriminazione. Da questa consapevolezza, o meglio, da questa scelta, Popper derivava che una democrazia non può tollerare al suo interno un partito anti-democratico: questo minaccerebbe la sua stessa sopravvivenza. In maniera analoga, egli arrivò  a teorizzare che un minimo di censura fosse necessaria, specialmente nel caso della televisione, per impedire che la violenza fosse diffusa e incoraggiata.

Come ogni libertà, la libertà di espressione non è, e non può essere, assoluta. Giustamente Massimo Fini rimarca il doveroso confine della violenza fisica. Ma ciò non è ancora sufficiente: nel nostro codice abbiamo l’apologia di reato, l’istigazione a delinquere, l’istigazione all’odio razziale proprio perché la forza delle parole può essere drammaticamente decisiva nell’indurre le persone alla violenza. L’importante è metterci daccordo nello stabilire i confini di ciò che rifiutiamo nella nostra società: all’interno di essi tutto sia consentito, ma al loro esterno deve scattare la nostra ferma reazione e condanna.

(P.S.: Gian Antonio Stella, nel suo imperdibile libro “Negri, froci, giudei & co.“, a pagina 23 cita Bernard-Henri Lévy:
Si crede che i negazionisti esprimano un’opinione: essi perpetuano il crimine. E pretendendo di essere liberi pensatori, apostoli del dubbio e del sospetto, completano l’opera di morte. Occorre una legge contro il negazionismo, perché esso è, nel senso stretto, lo stadio supremo del genocidio“. Sono parole che mi hanno colpito molto e sulle quali è opportuno riflettere.)

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2 responses to “Censura e democrazia

  1. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, Massimo ha fatto un ottimo lavoro con il suo articolo. Non dimenticare di commentare anche l’ultimo, che giudico di valore simile al precedente.
    Ciao.
    Orfeo137

    • pasquinando

      Ciao Orfeo137, grazie per il tuo commento.
      Ho letto l’ultimo articolo di Massimo Fini che, come al solito, mi ha fatto riflettere.
      Raccolgo il tuo invito e mi cimenterò a discutere anche quello.

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