La libertà di mettere il burqa

Io odio i burqa, mi spaventano! Odio l’idea di nascondere la donna, di rinchiuderne le sembianze sotto uno schermo, odio l’idea che la bellezza della donne sia una esclusiva proprietà del marito, che può fruirne quando vuole, ma poi la mette sotto lucchetto per non farsela rubare. Odio l’immagine delle donne mortificate sotto veli neri o scuri, quando invece le immagino colorate e vitali. Odio quando i retaggi culturali (e questo vale anche per i cattolici) diventano un impedimento per il sano e libero sviluppo della persona umana.

E sono convinto che uno Stato liberale e una democrazia moderna devono fare tutto il possibile per rimuovere tutte le cause che impediscano la piena libertà di autodeterminazione e lo sviluppo della personalità dei singoli cittadini.

Detto questo, voglio riaffermare un punto, per me fondante, della democrazia liberale: uno Stato non può intervenire su una libertà così personale come quella di scegliere il proprio abbigliamento. E più in generale, una società aperta deve accettare al suo interno tutte le manifestazioni culturali, etniche religiose o semplicemente le manifestazioni del capriccio dei singoli cittadini con l’unico limite che esse non violino la libertà altrui o il codice penale.

Uno stato laico non mette fuori legge i culti religiosi: ne garantisce la libertà. Per questo trovo assurdo il divieto di vestire simboli religiosi nelle scuole francesi. Io stesso a volte sogno un mondo senza religioni, perché penso che le religioni abbiano portato tante sofferenze e tante storture all’umanità. Ma se uno stato impedisse per legge ai propri cittadini di professare la loro religione sarebbe un’imposizione autoritaria e intollerabile. Ora non siamo a questi estremi, stiamo parlando solo di abbigliamento, ma quì è in gioco la libertà di espressione: una pietra angolare dei diritti universali.

Per esempio, io apprezzo il fatto che qui in Australia i ragazzi vadano a scuola in uniforme, perché secondo me questo incoraggia uno spirito egualitario e di rispetto reciproco fra gli studenti (almeno in teoria). Ma non è una legge dello stato. Ogni scuola sceglie la propria uniforme, così come ogni circolo o ristorante può scegliere un proprio regolamento in materia di abbigliamento. Ma questo ragionamento non può estendersi a tutti i luoghi pubblici.

Pensiamo al divieto di fumo nei locali pubblici. In quel caso la limitazione della libertà di fumare è motivata dalla salvaguardia di un’altra libertà: quella di non fumare! E allora riflettiamo: in che modo una donna in burqa limita l’altrui libertà? Perché è brutta da vedere? Di cattivo gusto?? Ce ne sono talmente tante di cose brutte…

Se una donna liberamente sceglie di mettere il burqa non abbiamo nessun motivo per impedirglielo. A meno che non vogliamo una società intollerante e chiusa alle altre culture.

Il problema, poi, dell’occultamento del viso è un paravento: nessuno impone ai motociclisti il casco aperto (anzi!), nessuno si scandalizza per le maschere di carnevale o di halloween.

Voglio chiudere con questa immagine: quando ero a S.Francisco ho partecipato ad una maratona ed ho visto (con notevole mia sorpresa) un gruppetto di podisti completamente nudi. La cosa bella è che nessuno ha loro impedito di partecipare alla gara e manifestare in quel modo la loro gioia di vivere!

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