Buon compleanno al Fatto Quotidiano!

Nei giorni scorsi a Pietrasanta si sono svolti i festeggiamenti per il primo anno di attività del Fatto Quotidiano.

Vorrei ricordare quì le caratteristiche distintive di questo quotidiano che ne fanno un’importante fenomeno non solo giornalistico ed editoriale, ma direi addirittura un esempio di riscatto culturale per quella fetta di società italiana che lo ha reso possibile con il suo travolgente e inatteso sostegno.

Poco più di un anno fa, un piccolo gruppo di giornalisti con una forte storia professionale alle spalle e con alcune idee in comune si sono riuniti e hanno deciso di dar vita ad un nuovo giornale, un giornale libero. Cosa li spingeva? Beh, la sconfortante constatazione che in Italia non c’è una vera libertà di stampa in quanto tutte le testate giornalistiche sono condizionate dagli interessi dei loro editori, interessi che possono essere politici o economici. Inoltre, il finanziamento pubblico all’editoria, a suon di miliardi, ha reso la stampa indirettamente dipendente dal sistema partitocratico e quindi più ricattabile e malleabile.

Quella “sporca dozzina” di giornalisti si sono messi in testa di fare una cosa che non aveva mai fatto nessuno: un giornale senza un grande editore alle spalle e senza finanziamenti pubblici, basato in partenza su un’azionariato diffuso e sostenuto dagli abbonamenti e dalle vendite in edicola. Un sogno, un’utopia, un progetto fantasioso e irrealizzabile…

L’altra idea forte era quella di riportare in primo piano i fatti di cui nessuno parlava, perché, sembra incredibile, ma in Italia c’è una massa enorme di fatti di cui nessun giornale parla, oppure vengono minimizzati, impaginati nelle ultime pagine o addirittura distorti. Ad esempio le indagini giudiziare su Gianni Letta, i processi di Dell’Utri, i sospetti di mafia su Schifani o le telefonate di Berlusconi per ostacolare trasmissioni a lui sgradite (inchiesta di Trani, scoop di Antonio Massari sul Fatto Quotidiano).

L’indipendenza da gruppi editoriali forti e dai finanziamenti pubblici ha significato la possibilià di trattare tutti i temi a 360 gradi e la libertà di esprimere commenti e giudizi senza guardare in faccia a nessuno. Inoltre l’assenza di una concorrenza di qualità (proprio per l’autocensura degli altri giornali) ha lasciato il campo libero al Fatto Quotidiano per attestarsi in uno spazio informativo e  di approfondimento che ha trovato subito il favore dei lettori.

La piccola redazione del progetto iniziale (Antonio Padellaro, Marco Travaglio , Peter Gomez, Marco Lillo, Gianni Barbacetto, Furio Colombo, Paolo Flores D’Arcais, Oliviero Beha, Luca Telese,  solo per citare i più noti) si mise al lavoro intorno a un blog in rete, l’Antefatto, che tra giugno e settembre 2009 fece da traino per il nascituro giornale raccogliendo qualcosa come quarantamila promesse di abbonamento sulla fiducia! Questo patrimonio di sostenitori iniziali ha dato la possibilità al nuovo quotidino di iniziare con sufficiente disponibilità finanziaria per poter ingrandire la redazione, assumendo anche giovani di talento, e per poter raggiungere una tiratura di centocinquantamila copie giornaliere e una diffusione quasi completa sul territorio nazionale. Inoltre, il successo di vendite ha permesso di essere meno dipendenti dalla pubblicità, altro grande cappio al collo degli altri giornali, tanto che ultimamente Padellaro avanza l’idea di “scegliere” i propri inserzionisti in base a criteri etici e di trasparenza.

I numeri di oggi parlano da soli: con circa settantasettemila copie vendute e quarantaduemila abbonamenti il Fatto Quotidiano è oggi l’ottavo giornale in Italia (il sesto, se si escludono i quotidiani sportivi la Gazzetta dello Sport e Tuttosport). In più, da giugno 2010 si è aggiunto il sito online ilfattoquotidiano.it che, grazie al lavoro di una sparuta ciurma di sei giornalisti sotto la direzione di Peter Gomez, ha raggiunto in pochi mesi il sesto posto tra i siti di informazione non sportivi. E minacciano di andare ben oltre…

Allora auguri ragazzi e ad maiora!

 

 

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