Schifani, Dell’Utri e la libertà di fischiare.

Due illustri rappresentanti delle istituzioni, Schifani e Dell’Utri, recentemente sono stati invitati ad intervenire in pubblici dibattiti per illuminarci con il loro imperdibile pensiero (alla festa del PD a Torino, il primo, e alla manifestaione “Parolario” a Como, il secondo) e sono stati fischiati.

Purtroppo questi padri della patria hanno un piccolo neo: Dell’Utri è  stato condannato in appello a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e Schifani è stato per anni collaboratore di affari di personaggi che poi si sono rivelati mafiosi e probabilmente sarà indagato per le nuove accuse che gli vengono rivolte da Gaspare Spatuzza, un pentito ritenuto affidabile da ben tre procure: Palermo, Caltanissetta e Firenze.

Ovviamente nessun giornale (tranne il Fatto Quotidiano e l’Espresso) e nessuna televisione parla di questi fatti, o almeno di questi sospetti, incresciosi.

D’altra parte, anche se l’informazione in Italia fosse libera (e non lo è: vedi la classifica di freedom house: FOTP2010Global&RegionalTables), noi non potremmo nemmeno esprimere il nostro sdegno tramite un voto di preferenza: non abbiamo più questo diritto e i nomi dei parlamentari vengono scelti dalle segreterie dei partiti, grazie alla meravigliosa legge elettorale “porcata” di Claderoli.

Allora non rimane che manifestare il nostro pensiero e richiamare l’attenzione dei media tramite contestazioni e fischi nelle pubbliche piazze, come hanno fatto quei liberi cittadini che hanno contestato Schifani e Dell’Utri. Fischiare, mostrare cartelli e striscioni, urlare le nostre critiche e il nostro dissenso sono libertà inalienabili garantite dalla nostra Costituzione. (E sono molto triste che il Presidente della Repubblica, il quale dovrebbe essere l’estremo difensore della Costituzione, abbia bollato come “intimidatoria gazzarra ” queste sacrosante manifestazioni di dissenso.)

E’ uno spettacolo straziante vedere le forze dell’ordine che strappano manifesti, che allontanano i dissensienti, che identificano i colpevoli per un non ben definito “oltraggio alle autorità”.  Potrei fare l’elenco di tutte le volte che si sono verificati simili abusi, ma sarebbe troppo lungo e troppo triste. Pochi esempi per tutti: lo striscione “Napolitano dorme, il popolo insorge” rimosso d’autorità durante la manifestazione dell’IDV il 28 gennaio 2010; il manganellamento dei terremotati aquilani che protestavano  a Roma il 7 luglio 2010; l’allontanamento di Piero Ricca e di pochi altri dalla piazza del Duomo di Milano, semplicemente perché avrebbero potuto contestare il primo ministro Berlusconi, il 19 luglio scorso.

Non ci rendiamo più conto della gravità di questa repressione del dissenso. Probabilmente la maggiorparte di noi non ne sa niente.

Ma la prevenzione e la repressione del dissenso è proprio una delle caratteristiche principali di tutte le dittature.

E allora fischiamo, fischiamo e ancora fischiamo, finché ancora si può.

Altrimenti dopo ci saranno solamente applausi ed acclamazioni: tutte rigorosamente a comando.

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