Trattativa Stato-Mafia: l’11 settembre della Repubblica

capaci

Agli amici che non hanno il tempo  o la voglia di leggere i giornali o di seguire le vicende  politiche, a chi non ne può più di sentir parlare di Berlusconi, di Noemi Letizia, di Patrizia D’Addario, delle veline, degli strappi istituzionali, dei processi penali, delle leggi porcata, della corte di cassazione…, a chi alla fine si stanca e liquida tutto con un: “E’ tutto un magna magna!”, frase generica che libera dalla fatica di analizzare caso per caso e di tenere alta l’attenzione, voglio dire questo: stanno venendo a galla delle informazioni che per la loro forza dirompente possono essere solo paragonate all’attentato alle torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001.

Qualcosa che dovrebbe risuonare nella coscienza di ognuno di noi come l’esplosione di una bomba atomica e spazzare via come foglie secche, come inutile chiacchiericcio, tutte le altre vicende politiche, alle quali pur diamo una certa importanza.

Sto parlando della TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA. Se non ne sapevate niente, spero che siate caduti dalla sedia. Ovviamente non mi sto inventando niente e se avete voglia di documentarvi un po’, troverete in fondo al mio post i link agli articoli e ai video dai quali ho tratto le notizie che vi voglio raccontare.

A chi fosse particolarmente interessato e armato di molto tempo e voglia, raccomando vivamente la lettura del blog di Salvatore Borsellino (www.19luglio.com), dedicato esclusivamente a questo argomento. Se invece non vi va di leggere quella massa di informazioni e vi fidate di me, vi faccio un riassunto delle puntate precedenti.

Il 30 gennaio del 1992 si conclude il maxi processo e vengono confermate in cassazione molte condanne a boss mafiosi. Per rappresaglia, nel marzo ’92 viene ucciso Salvo Lima, esponente della DC e referente politico della mafia, colpevole di non essere riuscito a modificare la sentenza del maxi processo. Inoltre con questo omicidio la mafia alza il tiro verso la classe politica, manda un messaggio chiaro ad Andreotti e si appresta a reagire all’offensiva dello Stato.

Il 23 maggio viene ucciso Giovanni Falcone. Una strage spaventosa, con 500 chili i tritolo che fanno saltare un’autostrada provocando un cratere enorme e lasciando l’intera nazione scossa e con la sensazione di essere entrati in guerra.

Polizia e inquirenti non sanno che pesci prendere, sono disorientati, forse anche impauriti. E’ a questo punto che il capitano dei ROS Giuseppe De Donno, con l’autorizzazione del suo superiore, colonnello Mario Mori, decide di contattare Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo, per sondare la possibilità di aprire un canale di comunicazione con i vertici di cosa nostra, Totò Riina e Bernardo Provenzano. Ciancimino accetta di fungere da tramite. Sorprendentemente i boss accettano di trattare con i carabinieri, ma chiedono una copertura politica: vogliono trattare da pari a pari con lo Stato ed essere sicuri che le loro richieste vengano effettivamente messe nell’agenda politica. Per questo vogliono che Nicola Mancino, ministro degli interni, e Luciano Violante, presidente della commissione antimafia, vengano messi a parte della trattativa. Il colonnello Mori fa sapere che i politici sanno. In seguito dirà che aveva millantato questa copertura per non mandare in fumo la sua operazione (Mancino nega da anni di essere venuto a conoscenza della trattativa; Violante si è ricordato da poco, con 17 anni di ritardo, che gli era stato chiesto un colloquio privato da Ciancimino, che lui rifiutò). Totò Riina non sta nella pelle: “ Si sono fatti sotto!” Intendeva dire che i rappresentanti dello Stato si erano piegati a trattare dopo la strage di Capaci, e quindi il sistema funzionava… Decise allora di alzare la posta in gioco e di uccidere un’altro magistrato simbolo dell’antimafia: Paolo Borsellino.

Sono anni che si ipotizza che Borsellino sia stato fatto fuori perché si fosse opposto fieramente all’idea di una trattativa con la Mafia. De Donno e Mori negano di averlo mai informato della cosa, ma, Claudio Martelli, allora ministro della giustizia, ha da poco rivelato che Borsellino fu informato della disponibilità di Ciancimino a trattare. Siamo al 23 giugno, il trigesimo della morte di Falcone.

A questo punto c’è un episodio che ha del leggendario. Il primo luglio ’92 Borsellino si trova alla DIA di Roma per interrogare il pentito Gaspare Mutolo: nella sua agenda grigia (l’unica rimasta: l’altra, quella rossa, è stata misteriosamente trafugata dal luogo dell’attentato perché evidentemente conteneva appunti troppo compromettenti…) è appuntato: dalle 15 alle 18.30, interrogatorio di Mutolo; dalle 18.30 alle 19.00 incontro con il Capo della Polizia Parisi; dalle 19.30 alle 20.00 Mancino. Ma le cose si svolsero forse diversamente perché Mutolo in seguito testimonia che durante l’interrogatorio Borsellino riceve una telefonata e gli dice: “Sai Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il Ministro, manco una mezz’oretta e vengo”. Dopo mezz’ora il giudice ritorna, evidentemente sconvolto: forse gli era stato comunicato che la trattativa si voleva dalle alte sfere e che lui non si poteva opporre.

In più, ancora non si spiega come mai, proprio in quella fase di guerra aperta con la mafia, sia stato sostituito il ministro dell’interno Scotti (quello responsabile del 41 bis, ovvero il carcere duro per i boss mafiosi) con Mancino. Interrogato sul perché di questa sostituzione, Scotti ha risposto con un sorriso molto significativo, interpretabile come:” Non posso parlare, ma è chiaro che serviva una linea più morbida.”

Il 19 luglio ’92 viene ucciso Borsellino. A questo punto la trattativa può continuare indisturbata.

Totò Riina elabora il famoso papello: le richieste della mafia allo stato per interrompere le stragi: è impressionante constatare come buona parte di queste richieste siano state negli anni accontentate, più o meno ufficialmente: eliminazone del 41 bis (decreto “stabilizzato” nel 2002, ma scritto male e quindi di difficile applicazione); chiusura delle super-carceri (l’Asinara e Pianosa sono state chiuse); alleggerimento della censura sulla posta dei boss (di fatto avvenuto: alcuni boss hanno mandato lettere ai giornali!); revisione della legge sui pentiti (avvenuta, con una drastica riduzione del numero di collaboratori); arresto solo in flagranza di reato (e le nuove norme sulle intercettazioni sembrano andare in quella direzione). Per non parlare di quelle norme come il bavaglio alle intercettazioni e lo scudo fiscale che agevolano la mafia eliminando uno dei principali strumenti di indagine e permettendo il riciclaggio dei proventi delle attività illecite.

Di questo papello, prova della trattativa, si era parlato per anni e veniva da molti considerato una fantasia dei pentiti, bollati come inattendibili per principio. Invece il papello è finalmente venuto fuori: una copia è stata consegnata da Massimo Ciancimino, figlio del defunto Vito Ciancimino ai giudici di Caltanissetta che stanno indagando su questa vicenda. E’ veramente impressionante vedere sui giornali questa “lista della spesa”, con un’annotazione in calce che dice: consegnato al Colonnello Mario Mori. Come è impressionante vedere la puntata di Anno Zero dell’8 ottobre in cui Massimo Ciancimino racconta tutto ciò di cui è stato testimone in quegli anni.

Come dicevo, Cosa Nostra aveva capito che la strategia delle stragi poteva essere fruttuosa, e conseguentemente ne prepara altre tre nel ’93, a Roma, Firenze e Milano. Ma le stragi non producono l’effetto sperato: lo Stato aumenta le sue misure di contrasto alla mafia, almeno sul versante ufficiale. Ecco che la mafia capisce che deve cambiare strategia.

C’è da premettere che tra i due boss corleonesi, Riina era più per le stragi, mentre Provenzano era fautore di una linea di compromesso silenzioso con le istituzioni, che non creasse tutto lo scalpore e l’indesiderata attenzione che invece il tritolo creava. E infatti, misteriosamente, nel gennaio del ’93 Riina viene arrestato, o meglio consegnato, grazie a precise indicazioni fornite da Prvenzano sulla posizione del suo covo. Così la fazione stragista viene eliminata. Ma incredibilmente il covo di Riina non viene perquisito dai carabinieri e viene lasciato senza sorveglianza, così che i mafiosi hanno tutto il tempo di ripulirlo e far sparire documenti compromettenti. Anche Ciancimino viene arrestato e anche in questo caso ci si “dimentica” di perquisire la sua cassaforte.

Bisogna ricordare che nel ’93 si era nel pieno di tangentopoli e che i partiti tradizionali si stavano disgregando. La mafia doveva trovare un nuovo interlocutore all’interno delle istituzioni. E fu così che tramite il compaesano Marcello Dell’Utri si arrivò all’imprenditore del nord Silvio Berlusconi.

In una clamorosa lettera indirizzata a Berlusconi da Riina si legge che la mafia è intenzionata a fornire un consistente appoggio a Forza Italia in cambio della disponibilità di una delle tre reti mediaset, in caso contrario veniva minacciato un evento luttuoso, verosimilmente il rapimento o l’omicidio del figlio Pier Silvio. Siamo ormai nel ’94, perché Berlusconi nella lettera viene chiamato Onorevole.

La storia non è finita. Nel ’95 si concretizza la possibilità di arrestare Bernardo Provenzano: l’nfiltrato Luigi Ilardo avvisa il colonnello dei ROS Michele Riccio che il 10 ottobre incontrerà Provenzano a Mezzojuso, vicino Palermo. Ma il colonnello Mario Mori decide di non intervenire. Perché?

Il 2 maggio del ’96 Ilardo a Roma decide di diventare ufficialmente collaboratore di giustizia, ma il 10 maggio viene ucciso a Catania, prima che possa dire qualcosa. Chi aveva dato così tempestivamente alla mafia la notizia del pentimento di Ilardo? E che cosa si voleva coprire?

La verità sta venendo a galla ed è una verità che non ci piacerà.

Referenze

http://www.19luglio1992.com/                                                       http://www.beppegrillo.it/2009/07/_e_disponibile/index.html http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/?YY=2009&mm=9&dd=14 http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/tag/papello/ http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/2009/01/19/in_diretta_video_con_marco_tra.html                                 http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tra-mafia-e-stato/2112777/ http://iovogliourlare.blogspot.com/                                                            http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4226b14e-9ecb-4a24-86c1-cb81c4ef5218.html?p=0

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