Un’idea pericolosa

« Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto. Se devo scegliere fra me, la consapevolezza di essere innocente, e il fatto che restando al mio posto possa mettere in grave imbarazzo il Paese che amo e che ho l’onore di rappresentare, non ho dubbi: mi faccio da parte perché anche il primo ministro dev’essere giudicato come gli altri. […]»

Ehud Olmert, ex Primo Ministro Israeliano.

Dopo aver letto una decina di volte queste parole, accarezzandone il suono e il significato con animo trasognato e occhi lucidi, torniamo all’ignobile politica italiana.

L’avvocatura dello Stato ha depositato presso la Corte Costituzionale una memoria nella quale viene proclamata non solo la legittimità, ma addirittura la necessità di una norma come il lodo Alfano. Il ragionamento che ne sta alla base sarebbe grottesco, se non fosse in realtà spaventoso. Si parte da premesse condivisibili per arrivare a conclusioni assurde. Gli avvocati del diavolo (scusate, dello Stato) fanno notare che è nell’interesse della collettività e dei singoli coinviolti, il fatto che un pubblico ufficiale non venga intralciato da azioni giudiziarie mentre ricopre alti e delicati incarichi pubblici. Tanto più perché i tempi della giustizia italiana sono spesso più lunghi di una legislatura, e poi ci sono le immancabili fughe di notizie e la pubblicazione di atti coperti da segreto, con i conseguenti “processi mediatici” che potrebbero recare un danno d’immagine anche a chi risultasse, alla fine, innocente. Quindi, la loro conclusione è che le alte cariche dello Stato non devono essere processabili. E’ come dire che siccome è disdicevole che un personaggio pubblico venga sorpreso alla guida ubriaco, dobbiamo astenerci dal controllarlo finché è in carica!!!

Certo che non vogliamo un Primo Ministro o un Presidente della Repubblica costretti a dividere il loro tempo tra i loro importanti uffici e le (altrettanto importanti) aule dei tribunali! Certo che un leader sotto processo risulta più attaccabile e la sua maggioranza più instabile! Certo che l’immagine internazionale del nostro Paese verrebbe mortificata dalla presenza di un alto funzionario accusato di qualunque crimine!

A latitudini lontane dalle nostre non c’è nemmeno bisogno di una legge per evitare tutto questo: è lasciata alla sensibilità dei singoli uomini politici (se non all’intervento censorio dei loro stessi partiti) la scelta di responsabilità di rassegnare le dimissioni, liberando le Istituzioni dall’ingombro di uno scandalo.

Visto che in Italia evidentemente manchiamo di questa elementare sensibilita’ (anzi, la mancanza di qualsiasi sensibilità e’ diventata la caratteristica dei nostri tempi, a tal punto che ormai non facciamo più distinzione tra lecito ed illecito, tra vero o falso…) ci sarebbe bisogno di una legge che andasse in direzione opposta: altro che impedire i processi alle alte cariche! Quì bisogna impedire che persone sotto indagine o con processi in corso possano anche solo candidarsi alle elezioni. E’ vero che nel nostro ordinamento c’è la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ma appunto stiamo discutendo se sia opportuno o meno avere un processo durante un alto incarico pubblico. Ricordiamo, per inciso, che Berlusconi ne aveva ben tre di processi in corso prima di candidarsi alle ultime elezioni, una situazione non certo raccomandabile per chi si propone di guidare il Paese, quand’anche fosse provato innocente.

In definitiva, vediamo ancora una volta come nelle parole degli avvocati dello Stato riemerga l’idea che Berlusconi ha del suo mandato: grazie alla sacra investitura ricevuta dal popolo (opportunamente indottrinato dalle sue televisioni), egli ritiene di non dover rendere conto a nessuno. (!!!)

Non al Parlamento, di fatto esautorato dal suo ruolo, prima di tutto da una indecente legge elettorale che rende i deputati e i senatori dipendenti dai leader dei loro partiti attraverso il meccanismo delle nomine; poi dall’abuso dei decreti legge, la cui conversione è spesso imposta con voto di fiducia, annullando il dibattito parlamentare; infine dalla scelta delle persone nominate in parlamento: persone il cui principale merito consiste nell’attitudine ad assecondare e adulare il capo. (Ma anche così impoverito e martoriato, il Parlamento rappresenta un malsopportato ingombro per Berlusconi, il quale ha dichiarato che lo considera un carrozzone che pone un ostacolo a  un’efficace azione di governo).

Non alla stampa, di cui, pur controllandone una larga fetta, non sopporta le residue zone che ancora sfuggono al suo controllo. Tra l’altro, per Berlusconi la televisione pubblica, siccome è pagata con i soldi di tutti non deve criticare il governo, che è espressione della maggioranza degli elettori. Ha dichiarato che la ritene una anomalia fra i paesi democratici: non ha la più pallida idea che un’informazione libera è invece un punto cardine di ogni democrazia e il suo principale compito è di fare da cane da guardia del potere.

Non alla Magistratura, che non deve permettersi di indagare sul Primo Ministro: se lo facesse, attenterebbe alla sicurezza dello Stato con l’intento sovversivo di rovesciare l’esito delle elezioni.

Non alla comunità internazionale, che non deve permettersi di criticare le decisioni di uno stato sovrano (o di fare stime “pessimistiche”). Quando lo fa, nella migliore delle ipotesi viene ignorata, altrimenti viene insultata, oppure viene addirittura minacciata, come è accaduto di recente quando la Commissione Europea ha chiesto chiarimenti (ha solo chiesto chiarimenti!) sulla tragica vicenda dei 73 Eritrei dispersi in mare.

L’idea è semplice: non si può toccare chi comanda, perché chi comanda è benedetto dal Popolo (il bilanciamento tra i poteri dello Stato non è nemmeno lontanamente preso in considerazione, forse per genuina ignoranza o per connaturata allergia al concetto).

Quest’idea ha già un nome e diversi esempi nella storia: si è chiamata tirannia, o assolutismo o dittatura, a seconda delle stagioni. Per renderla meno spaventosa potremmo chiamarla oggi “dittatura soft”, ma il concetto non cambia.

All’estero se ne sono già accorti. E’ il caso che ce ne accorgiamo anche noi.

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2 responses to “Un’idea pericolosa

  1. ma secondo te il fatto che i cittadini l’abbiano, in effetti, votato, e’ reversibile? nel senso, la maggioranza degli italiani ha palesemente dei problemi psichiatrici – ma se berlusconi dovesse morire un giorno (cosa che credo non succedera’ mai), la gente continuerebbe a votare seguendo la tv, o a quel punto sarebbero tutti liberi e avrebbero una sorta di epifania?

  2. pasquinando

    Ahime’, questo e’ il tasto dolente: secondo me il problema non e’ tanto Berlusconi quanto la societa’ che lo ha eletto e che continua ad eleggerlo.
    Ma come e’ possibile tutto cio’? Ricordiamoci che gia’ una volta abbiamo eletto Mussolini e la nostra societa’, per amore di riconciliazione, non ha fatto i conti con questo scomodo passato…
    E’ un discorso lungo, che merita di essere trattato diffusamente: sara’ il tema del mio prossimo post.
    A presto!
    Lorenzo.

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